Castellavazzo

Provincia di Belluno - Regione del Veneto

Home page Posizione:  » [H] Home Page Cadore, Longaronese, Zoldo » Castellavazzo » Vivere » Risorse Turistiche

Vivere

COMUNE DI CASTELLAVAZZO

Castellavazzo

Castellavazzo

Centro storico

L'abitato si estende sulla destra orografica del Piave a quota 520 m; il carattere strategico della posizione è stato motivo determinante per l'insediamento del primi­tivo nucleo urbano, arroccato su uno sperone roccioso. Esso costituiva luogo ideale di difesa del territorio e di controllo dei traffici che lungo la direttrice del Piave si effettuavano dalla pianura veneta verso il nord. L'importanza militare che Castellum Leabactium conser­vò per tutto il Medioevo consentì al paese, via via for­matosi entro le mura, di diventare il centro di una ampia circoscrizione civile ed ecclesiastica e di estendere la propria influenza su un vasto ambito. Durante la domi­nazione veneziana il borgo definì la propria fisionomia urbanistica, confermando una strutturazione parallela alle curve di livello. Il paese mantenne inalterato il pro­prio impianto fino al 1800, quando, sotto la dominazio­ne austriaca, vennero modificati gli allineamenti degli edifici prospicienti l'attuale via Roma, abbattendo par­zialmente anche una parte della rupe dell' antico castello per allargare la sede dell' allora "Strada regia postale che da Ceneda immetteva in Tirolo".

La recente storia urbanistica ha visto l'espandersi dell'a­bitato ai margini del nucleo originario, rendendo in tal modo possibile la salvaguardia delle peculiarità del cen­tro storico, caratterizzato da compattezza e sviluppo verticale. L'abbondanza di cave in prossimità del paese ha fornito il materiale primario da costruzione e la com­petenza nella lavorazione del materiale lapideo da parte delle maestranze locali emerge prepotente in ogni ele­mento costruito, sia esso edilizio, di ornamento o di arredo urbano.

Museo della pietra e degli scalpellini

Allestito presso la sede della ex scuola media statale, il museo, nato nel 1972, è gestito dall'associazione "Pietra e scalpellini di Castellavazzo"; esso intende raccogliere la documentazione di quella che in passato era la principa­le attività lavorativa in paese: l'estrazione e la lavorazione della pietra, sia nelle cave locali, sia in altre parti del mondo per opera delle maestranze locali.

Castello della Gardona

I ruderi dell'antica fortezza (il fortilitium Gardonae) si trovano in località Gardona, a nord dell'abitato di Castellavazzo. Il luogo è facilmente raggiungibile per­correndo il sentiero che dal cementificio si snoda in quota sopra il tracciato ferroviario, ricalcando l'antico percorso della strada romana.

Eretto nel 1171 da Ottone, vescovo di Belluno, il fortili­tium Gardonae apparteneva, con il castello di San Giorgio a Soccher, al sistema difensivo della Contea di Belluno nel Trecento.

Del presidio sono attualmente visibili i ruderi della torre, di inusitata pianta triangolare, che costituiva il corpo principale di un più esteso complesso. In prossi­mità dei resti del castello, a monte della strada di acces­so, si trova la cava di pietra utilizzata per la costruzione del fortilizio.

Cementificio

Ubicato a nord dell'abitato, lo stabilimento, attualmen­te inutilizzato e in stato di estremo degrado, venne qui edificato per la presenza delle numerose cave di marna e calcare che si trovavano nella zona.

Fondato nel 1912 dalla società "Calce Bellunese", il cementificio conobbe il periodo di massima produttività negli anni Quaranta e Cinquanta, quando l'Unione Cementi Marchino & C. procedette alla riorganizzazione e all' ampliamento degli impianti per le lavorazioni se­condo schemi industriali più moderni.

Negli anni Cinquanta, a fronte della crescente richiesta di cemento per la costruzione delle dighe del Bellunese, vennero potenziate le strutture, affiancando agli opifici del vecchio impianto (forni e frantoi) un nuovo com­plesso produttivo (mulini e centrale di spedizione).

La mancanza di spazi liberi che consentissero di instal­lare i più redditizi forni orizzontali penalizzò la compe­titività dello stabilimento che, dopo un periodo di crisi produttiva, cessò la propria attività nel 1978. Motivazio­ni legate al processo produttivo sono alla base della sug­gestiva veste architettonica con cui si presenta l'impian­to; articolazione delle masse, movimento delle altezze, complessità delle sezioni caratterizzano una volumetria estremamente singolare.

Cave di pietra

Fin da epoca romana l'economia di Castellavazzo si fondò sull' attività estrattiva; la popolazione locale, non potendo sostenersi con la sola agricoltura in una terra dalle difficili condizioni orografiche e climatiche, ricorse allo sfruttamento dell'unica risorsa disponibile, la pietra.
In questo tratto della valle del Piave erano presenti calcari bianco cinereo o rosso venato, fittamente stratificati e caratterizzati dalla presenza di ammoniti, riferibili al Cretaceo superiore (100-70 milioni di anni fa).

I Lebazi, gli antichi abitanti del luogo, appresero i primi rudimenti della lavorazione della pietra dagli stessi Romani che impiegarono con perizia per realizzare, nel I sec. d.c., una base monumentale con dedica a Nerone, attualmente conservata presso il municipio. Scarsamente impiegata nel corso del Medioevo, in quanto le si preferiva la pietra bianca del Cansiglio, l'utilizzo della pietra di Castellavazzo quale materiale da costruzione si sviluppò nel periodo rinascimentale e ancor più nel corso dei secoli XVIII e XIX. Nei primi decenni del '900 erano ancora attive una decina di cave di pietra da taglio (Castellavazzo paese, Olantreghe, Podenzoi, Codissago) e una dozzina di cave di marna da cemento. In seguito si è assistito a un progressivo declino dell'attività estrattiva e di lavorazione, sia per le crisi economiche provocate dai conflitti mondiali, sia per l'avvento di nuove tecnologie edilizie.

Fra le cave di pietra attualmente visibili sono di partico­lare interesse la cava dei Ga' e la cava Marsor. La prima si trova al margine nord dell' abitato di Castellavazzo, in prossimità della dismessa stazione ferroviaria. Attiva fino agli anni Sessanta, è considerata uno tra i migliori siti estrattivi del territorio comunale. Osservando le pareti della cava a cielo aperto si possono desumere le modali­tà con cui veniva estratto il materiale, che non veniva cavato a blocchi, ma a fette secondo le necessità quanti­tative degli scalpellini. La cava di Marsor è ubicata a ovest del paese ed è raggiungibile percorrendo la strada che sale alle frazioni di Olantreghe e Podenzoi. È attual­mente l'unica cava attiva, grazie all'introduzione di moderne tecnologie nel campo della lavorazione del marmo che hanno consentito la ripresa dell' attività estrattiva finalizzata alla realizzazione di elementi archi­tettonici di nuovi fabbricati, ma soprattutto al restauro di quelli esistenti.

Tracciato di strada romana

II tracciato si sviluppa ai margini del cementificio in dire­zione nord, 20 metri a monte della ss 51 di Alemagna. Di probabile epoca preromana e paleoveneta, venne sicura­mente utilizzata in epoca romana. Lungo questo segmen­to dell' antica via è possibile vedere sul fondo stradale il solco lasciato dalle ruote dei carri che vi transitavano.

Podenzoi - Centro storico

La frazione di Podenzoi si trova sulla destra orografica del fiume Piave a quota 821 m; l'abitato è raggiungibile percorrendo la strada che sale lungo le pendici delle montagne che sovrastano il paese. L'abitato di Pudentius, per la quantità dei pascoli in quota che lo circondavano, si configurò in epoca romana quale podere di Castellum Leabactium. L'insediamento, che presenta un disegno urbano caratterizzato da compattezza a grappolo, non ha modificato nel corso dei secoli il proprio impianto, man­tenendo inalterata la natura del costruito. I rustici urba­ni si saldano pertanto alle residenze senza soluzione di continuità, mimetizzandosi con il tessuto edilizio e celan­do la loro reale destinazione attraverso un sapiente uti­lizzo di elementi architettonici in pietra. Archi voltati, modanature, cornici bocciardate nobilitano quinte edili­zie in cui la tessitura dei muri in pietra a vista manifesta la perizia delle maestranze locali.

Codissago - Museo degli zattieri del Piave

Allestito presso la sede della ex scuola elementare, il museo, nato circa a metà degli anni Ottanta, è gestito dalla "Fameja dei zater e menadàs del Piave"; esso inten­de documentare e illustrare tutti gli aspetti che riguarda­no la fluitazione del legname lungo il Piave.